Vulcano

La plasticità dei fanghi di Vulcano

Una delle attrazioni turistiche più famose di Vulcano è rappresentata dai fanghi termali.
Si tratta di due pozze di fango caldo dove immergersi per beneficiare delle proprietà termali degli stessi. È veramente curioso osservare delle pozze di fango, quindi color grigio, che letteralmente “bollono” assumendo un comportamento del tutto plastico, adattandosi a tutto quello che vi viene immerso. A differenza di quanto comunemente si crede, tali pozze non sono naturali.
In realtà, le due pozze principali non sono altro che i luoghi dove negli anni ’50 vennero intraprese da parte dell’AGIP (Agenzia Generale Italiana Petroli) delle indagini per valutare se il sito poteva essere sfruttato per la produzione di energia elettrica attraverso la geotermia, ossia il naturale fatto che i terreni a Vulcano siano più caldi per la presenza di magma in profondità.
Vennero quindi scavati due pozzi fino a circa 250 metri di profondità da cui, una volta terminati, si alzarono dei pennacchi di gas alti anche 300 metri.

spiaggia di Levante di Vulcanospiaggia di Levante di Vulcano
Parte orientale dell’istmo, al di sopra del quale è collocato il paese di Vulcano. Sulla sinistra sono presenti, con colore grigiastro quasi di argilla, le pozze di fango con alcuni turisti immersi al suo interno. Nella parte destra il mare acquisisce un tipico colore turchese a causa dei soffioni delle fumarole che stanno al di sotto il livello del mare. In secondo piano la spiaggia diventa di sabbia nera, con un lido attrezzato, per poi finire nell’inizio della piana alberata della penisola circolare di Vulcanello, di cui, si vede l’inizio.

Dopo che le indagini furono terminate, si chiusero parzialmente i pozzi, ma restò comunque forte il fenomeno delle fumarole che, unito al terreno molto alterato uscito e usato dalle perforazioni, formò le pozze di fango per come le conosciamo.


Il potere termale è dato principalmente dal fatto che questi fanghi sono a una temperatura tra 33° e 38°C, il che porta a un rilassamento soprattutto dei nostri muscoli. I gas che fuoriescono sono sempre e comunque di natura vulcanica, quindi respirarli per lungo tempo non è assolutamente consigliato.

L’eruzione del 2002-03

Lipari, dove la storia si intreccia con i vulcani creando l’archeologia

Salina, l’isola verde dalle montagne gemelle

Come si forma la pomice

Il Gran Cratere de La Fossa: dove il vulcano diventa uno scultore

Panarea e la sua storia

L’antica produzione del sale

Filicudi, paradiso sommerso

La Malvasìa delle Lipari DOC

Pollara, tra poesia e bellezza

Storie di mare e naufragi. I relitti delle Isole Eolie

La pòlis dei vivi e la necròpolis dei morti

I sensi raccontano i Faraglioni di Panarea

La Sciara del Fuoco

Sette isole, decine di vulcani

I sensi raccontano i crateri sommitali

La Cattedrale di Lipari e il chiostro Normanno del Monastero Benedettino

Lipari al centro della storia del Mediterraneo

Le Eolie, dove è nata la vulcanologia

La plasticità dei fanghi di Vulcano

Filicudi: piccola isola, grande storia

Il laghetto salato di Lingua

Vulcano, la più giovane tra le opere d’arte Eoliane

Le Terme di San Calogero

La parte nascosta delle Eolie

Panarea, dove mare e vulcani diventano scultori

I sensi raccontano le fumarole del porto di Vulcano

Stromboli, il vulcano che respira

Il villaggio di Capo Graziano

Alicudi, dove il tempo si è fermato

Gli elementi morfologici sottomarini delle Isole Eolie

Il Castello di Lipari, “fuso” con la lava

Il villaggio preistorico di Cala Junco

I crateri sommitali

I Faraglioni di Panarea